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lunedì 25 settembre 2017

I Love Tokyo, de La Pina



I LOVE TOKYO non è un guida, non è un racconto di viaggio, non è un romanzo. Forse la cosa che gli assomiglia di più è una canzone d'amore. L'amore mio per questa nazione e questa città in particolare.

Quando ho saputo che La Pina avrebbe scritto un libro su Tokyo ho subito pensato che in qualche modo dovevo riuscire a metterci le mani sopra e, trovandomi all'epoca in un periodo di tale penuria economica da considerare un crimine l'idea di spendere soldi per me, ho ben pensato di trovare qualcuno di vicino a cui regalarlo e il compleanno del mio coinquilino cadeva proprio a puntino: chilometri zero! Come molti che mi seguono già sapranno, sono una grande appassionata di Giappone da tempo immemore e yamatologa da oltre un decennio, oltre ad avere avuto la fortuna (perché tale definisco la possibilità di vivere esperienze all'estero) di vivere nel paese per quasi tre anni, e sono sempre molto attenta a nuove pubblicazioni in merito, un po' per desiderio di approfondire e ritrovare ciò che amo, un po' – lo ammetto – per puro senso critico. Il libro de La Pina è un piacevole e colorato appuntamento con il Giappone che può essere facilmente apprezzato sia dai veterani, che si ritroveranno magicamente immersi nelle strade e tra le stravaganze di una città dal fascino indescrivibile,  che da persone ancora inesperte che, tra le pagine di questo volume, potranno trovare informazioni utili, curiosità e un sacco di consigli interessanti. La Pina ci accompagna così alla scoperta di Tokyo, e in particolare della sua Tokyo, e lo fa con tutta la sua esuberante simpatia, con originalità e con tatto. Perché è chiaro fin da subito che stiamo leggendo le parole di una persona che il Giappone l'ha vissuto, l'ha amato e soprattutto, cosa purtroppo non sempre scontata, l'ha capito:

mercoledì 20 settembre 2017

Il figlio dell'Imperatore, di Ōe Kenzaburō



Ho sempre provato una certa ostilità nei confronti di Ōe Kenzaburō – uno dei più importanti autori giapponesi contemporanei e premio Nobel per la letteratura 1994 – perché l'ho sempre visto molto critico nei confronti di autori da me molto amati quali Murakami Haruki e Yoshimoto Banana; ho sempre ritenuto che peccasse un po' di spocchiosità per il suo continuo ostinarsi a sostenere il confine tra la jun bungaku (letteratura pura) da cui proviene e la taishū bungaku (letteratura di massa) in cui colloca questo tipo di autori. Per questo motivo, principalmente, mi sono sempre rifiutata di leggere i suoi lavori e ho lasciato due dei suoi libri che mi fecero acquistare all'università a prendere inutilmente polvere per anni sulla libreria. Oggi che anch'io ho assunto un atteggiamento più critico nei confronti di Murakami e della Yoshimoto e che, da specializzanda in letteratura giapponese, li considero un po' sopravvalutati, ho pensato che fosse giunto il momento di dargli una possibilità e ho capito che a volte ci lasciamo condizionare da inutili pregiudizi precludendoci con le nostre stesse mani strade che potrebbero condurre a meravigliose scoperte. E questo, una bellissima scoperta, è stato per me Il figlio dell'Imperatore, uno dei romanzi più controversi dell'autore.

domenica 10 settembre 2017

Cress, di Marissa Meyer


Non mi sono mai considerata una grande amante del genere young adult, ma confesso che di tanto in tanto, magari mossa da un improvviso bisogno di leggerezza o spinta da un irrefrenabile impulso adolescenziale (perché ricordiamo che sono un'eterna ragazzina e che gli shoujo manga sono sempre stati i miei preferiti!), mi lascio trascinare dallo spirito avventuroso e ingenuamente romantico di queste storie che, il più delle volte, non mi regaleranno forti emozioni, ma hanno il pregio di ridare una botta di vitalità al mio cuore di giovane fangirl ormai avvizzito. Ed è così che vi confesso senza alcuna vergogna di aver letto e apprezzato saghe come Twilight (se ci dimentichiamo dei film inguardabili e dell'ultimo libro), Hunger Games o The Wrath and the Dawn (bellissimo il primo, dimenticabile il secondo). La mia storia con la saga di The Lunar Chronicles, scritta da una giovane Marissa Meyer ancora alle prime armi, è iniziata in un periodo in cui pensavo che mai più mi sarei avvicinata a uno young adult, ma in cui la mia passione per le fiabe mi ha fatta nuovamente cadere nel tranello. E così, dopo un'amara delusione iniziale ma che lasciava intravedere la possibilità di uno spiraglio di miglioramento con Cinder, e passando per una netta rivalutazione dell'autrice, dei suoi personaggi e del mondo da lei creato con Scarlet, arrivata a Cress mi sono trovata completamente invischiata. E ora vi spiegherò perché (mi raccomando, il post contiene spoiler da Cinder e Scarlet per cui se non li avete letti e non volete rovinarvi la storia, astenetevi dalla lettura).

mercoledì 6 settembre 2017

Il sesso inutile, di Oriana Fallaci



Oriana Fallaci è un'autrice che mi ha sempre incuriosito molto, ho sempre guardato con interesse ai suoi romanzi e, ironia del caso, il primo suo libro che mi sono trovata a leggere è stato un saggio. Sto parlando di Il sesso inutile, secondo libro dell'autrice e il primo pubblicato per Rizzoli – che diventerà l'editore principale delle sue opere – un testo con cui la Fallaci ci accompagna in un giro per il mondo incentrato attorno alla figura della donna. Come chi mi legge avrà già avuto modo di notare, quello della condizione femminile è un tema che mi sta molto a cuore e in questo libro ho trovato letteralmente pane per i miei denti: storie affascinanti e terribili, intriganti curiosità, considerazioni dell'autrice e numerosi spunti di riflessione. Capire come vivono le donne nel mondo, avvicinarsi a loro e cercare un dialogo, cogliere la differenza tra imposizione e desiderio nelle loro azioni, può svelarci molto della società in cui sono cresciute ma anche invitarci a riconsiderare la nostra idea di normalità e vedere le cose da prospettive che prima non avevamo nemmeno considerato.

Per quanto mi è possibile, evito sempre di scrivere sulle donne o sui problemi che riguardano le donne. Non so perché, la cosa mi mette a disagio, mi appare ridicola. Le donne non sono una fauna speciale e non capisco per quale ragione esse debbano costituire, specialmente sui giornali, un argomento a parte: come lo sport, la politica e il bollettino meteorologico.

giovedì 24 agosto 2017

Il racconto dell'ancella, di Margaret Atwood



Se c’è una cosa che ho capito è che io con i best seller non vado molto d’accordo, ogni volta che un libro diventa un caso nazionale — o internazionale — e se ne fa un continuo parlare io, puntualmente, finisco con il rimanerne delusa. Temo sia proprio una questione di aspettative, perché dopo aver sentito parlare così tanto di un titolo finisco per fantasticarci su e crearmi nella mente un sacco di aspettative forse eccessive, dovute al susseguirsi di recensioni entusiaste, che alla fine non trovano quasi mai riscontro nella realtà. Questo non è per dire che Il racconto dell’ancella non mi sia piaciuto, al contrario, ma che non è riuscito a stravolgermi come pensavo avrebbe fatto: mi ero preparata a una bomba, mi sono ritrovata tra le mani un petardo, lascia comunque un segno ma l’effetto non è decisamente lo stesso.
A mia discolpa (non che pensi veramente di dovermi discolpare di qualcosa) posso dire di non essere una grande amante dei distopici: amo la lettura per il senso di immedesimazione che riesce a trasmettere, perché è finzione ma potrebbe anche essere la realtà, e sebbene i distopici portino in luce potenziali realtà — pensiamo per esempio ad Hunger Games, nessuno di noi vive né ha mai vissuto nulla del genere, eppure non riesce così difficile pensare che una società come quella ivi descritta possa un giorno, anche solo in parte, realizzarsi — non sono comunque reali. In questo senso, preferisco piuttosto una letteratura fantastica – di cui ammetto di non essere comunque una grande fan – che descriva personaggi realistici e affascinanti in un mondo irreale e irrealizzabile, in cui potermi in qualche modo riconoscere ma che non mi spinga a un inevitabile confronto con la realtà. L'ambiguità di una realtà che non è realtà fatica invece sempre a convincermi e anche in questo caso, pur avendo molto apprezzato il lavoro di Margaret Atwood, è riuscita a darmi del filo da torcere. Ma direi che è giunto il momento di smetterla di perdersi in chiacchiere e passare direttamente a parlare di questa lettura che di spunti di discussione me ne ha dati sicuramente molti.

domenica 20 agosto 2017

The Mistress of Rome, di Kate Quinn

Buongiorno a tutti, mi auguro abbiate trascorso un buon Ferragosto! Io mi sono perlopiù riposata anche se, per qualche strano motivo, le letture sembrano proseguire un po’ a rilento. Ad ogni modo, oggi sono qui per parlare di un libro che mi ha profondamente coinvolto e appassionato come non succedeva da tempo, facendomi riscoprire (come se ce ne fosse stato bisogno!) il mio amore per i romanzi storici e trasportandomi in una storia ricca di passione, intrighi politici, violenza e colpi di scena che mi ha tenuta incollata dalla prima all’ultima pagina — prima che arrivasse la crisi di Ferragosto. Sto parlando di The Mistress of Rome, primo di quattro volumi contenuti nella serie The Empress of Rome a opera di Kate Quinn. 
Sapevo fin dall’inizio, avendo letto già numerosi pareri e recensioni in merito, che la Quinn avrebbe saputo centrare il segno con me, non dubitavo neanche minimamente che una storia ambientata nell’Antica Roma sarebbe riuscita ad appassionarmi, ma chi avrebbe mai detto che mi avrebbe rapito così fin dalle prime venti pagine?

My eyes shifted back to his niece, huddled in the arm of her new husband. I felt sorry for her. A slave feeling sorry for a princess — I don’t know why. Then her eyes shifted, falling for a moment on mine, and in the instant before I dropped my gaze to the ground I saw that on the day of her wedding — a bright and beautiful spring day when the whole world stretched before her — Lady Julia Flavia felt lost and terrified and alone.

venerdì 4 agosto 2017

Una donna, di Sibilla Aleramo



A volte capita di tenere un libro su uno scaffale per anni prima di decidersi a leggerlo e poi, quando lo si fa, ci si chiede inevitabilmente perché non si sia deciso di farlo prima. Una donna non era sul mio scaffale, ma sulla mia wishlist sì, da tempo immemore, e ancora mi pento di non avergli dato spazio prima.

La storia raccontata è quella della protagonista, riflesso della stessa autrice, che da bambina si trasferisce dalla sua città piena di sogni e colori a un piccolo paesino di campagna dove imperversano monotonia e ignoranza. Innamorata da sempre del padre e del suo spirito ambizioso sogna per sé un futuro in cui potrà lavorare, fare carriera e farsi rispettare proprio come lui. Per contro, la madre, dall'aria sempre così emaciata e infelice, sembra non attirare mai le sue simpatie, non ci sono sogni in lei, non c'è gioia né speranza, e nemmeno la pietà per il suo tentato suicidio, mosso dal dolore per i tradimenti del marito, farà smuovere un particolare affetto nei suoi confronti da parte della figlia. Figlia che intanto inizia a lavorare con grande entusiasmo nell'azienda del padre ma che presto, per porre rimedio all'onta dello stupro, sarà costretta a un matrimonio riparatore. Si convincerà di essere felice, si sforzerà di diventarlo, ma il suo percorso sembra destinato a calcare sempre più le orme di sua madre e trova l'unico suo conforto nel figlio. Saranno il crollo emotivo, l'incitazione del marito a scrivere per ritrovare la serenità e la prospettiva di un immediato trasferimento a Roma a risvegliare pian piano in lei un sopito entusiasmo, un irrefrenabile stimolo all'autodeterminazione e un profondo desiderio di impegnarsi nella questione femminista.

martedì 25 luglio 2017

L'amante giapponese, di Isabel Allende

Buongiorno lettori! Come procedono le vostre vacanze (e letture) estive? Personalmente guardo il tempo passare e mi rendo conto che questa breve estate ha già quasi raggiunto i due terzi del suo tempo e inizio già a interrogarmi, inquieta, su come farò a sopravvivere da settembre fino al prossimo giugno. Parlando invece di libri, ho già diversi commenti che vorrei pubblicare ma oggi ho deciso di partire da quello a un libro che, purtroppo, non ha saputo darmi ciò che mi aspettavo. Solitamente non mi piace fare recensioni negative – e nemmeno questa, di fatto, lo sarà, trattandosi del commento a un libro che ho comunque valutato con 3 stelline su 5 – perché voglio che questo blog sia uno spazio in cui racchiudere le emozioni suscitate dalle mie letture, non una pagina in cui inserire recensioni di qualunque libro prenda tra le mani facendo cattiva pubblicità a opere che non sono riuscite a coinvolgermi. Tuttavia, nonostante la sottile delusione, questa è una lettura su cui sento in qualche modo il bisogno di dire qualcosa, anche solo per il fatto che si tratta del mio primo approccio a questa autrice. Sto parlando di Isabel Allende e del suo L'amante giapponese.


Ci sono passioni che divampano come incendi fino a quando il destino non le soffoca con una zampata, ma anche in questi casi rimangono braci calde pronte ad ardere nuovamente non appena ritrovano l'ossigeno.

lunedì 26 giugno 2017

Leggere Lolita a Teheran, di Azar Nafisi


Capita a volte che un libro ti entri dentro lasciando un segno indelebile e diventi inesorabilmente parte di te, forse perché è il libro giusto al momento giusto, forse perché è semplicemente IL libro. Da molto tempo ormai mi affascinano la storia e la cultura dell'Iran – sentimento alimentato anche dalla lettura di Persepolis e dai racconti di viaggio di un'amica – e Leggere Lolita a Teheran mi aveva sempre attratto per il suo legame con questo paese così temibile e al contempo intrigante e per il rimando ad alcuni importanti classici della letteratura occidentale. Mai avrei pensato però che potesse scuotere a tal punto le mie corde emotive, che potesse coinvolgermi tanto da non riuscire a staccarmene fino ad averne divorato anche l'ultima riga, che potesse indurre in me sentimenti così forti e contrastanti. Di solito sono una lettrice piuttosto lenta, di certo ben lontana dalla cosiddetta "divoratrice" di libri; ma non è stato questo il caso.


venerdì 23 giugno 2017

Storie della buonanotte per bambine ribelli, di Elena Favilli e Francesca Cavallo


A conferma della mia intenzione di non mettere mai da parte gli ideali che un anno fa mi spinsero ad aprire un blog, do inizio a questa nuova avventura parlando di un libro che ha già molto fatto parlare di sé fin dallo scorso anno. Si è parlato così tanto di Storie della buonanotte per bambine ribelli che mi sono chiesta sinceramente se fosse davvero necessario che lo facessi anch'io, ma mi sono risposta di sì perché 1) voglio sentirmi libera di parlare di qualunque lettura sia riuscita in qualche modo a trasmettermi qualcosa ed emozionarmi, 2) penso che un libro racconti qualcosa di diverso a ognuno di noi e credo che la prospettiva di ogni singolo lettore possa contribuire ad arricchirne in qualche modo il valore, 3) sono semplicemente convinta che si tratti di un libro rivoluzionario di cui è assolutamente importante parlare (e commenti che ho letto in giro in merito non fanno che rafforzare questa mia convinzione).

Prima di parlare del libro, vorrei però che deste un'occhiata a questo video promozionale rilasciato dalle autrici: